“ETERE e RETE” RUPEXTRE 2013

Arriva una chiamata sul mio iPhone: “Dario Carmentano”. Di solito mi rompo molto parlare al telefono. Preferisco email, tweet o dal vivo. Ma Dario è uno degli artisti più bravi che conosca, caposaldo di ricerca e lungimiranza nel panorama della città dei Sassi. Dario mi chiede di partecipare ad una rassegna di residenze artistiche con musicisti, artisti, fisici, giornalisti, curatori di mostre ect. organizzato da VivaVerdi – Arterìa. Grande onore ho pensato. Ma di che parlo?
Lui è chiaro: la rassegna è sull’ETERE e su tutto ciò che evoca. Accetto ma guardo mia moglie e le dico: “ed ora che faccio?”
Mi fermo 2 minuti e mi viene spontaneo dire e ripetermi etere eterete rete rete ect.
Insomma Etere richiama anche la Rete. Quindi ho pensato di improntare l’intervento sulla capacità della Rete (di persone) di cambiare la realtà, il paesaggio, il futuro. Ed ecco che le slides includono opendata, beniculturali aperti, mappatura dei beni immateriali (progetto Suono della Clava di Luca Acito), community e openstreetmap

Il workshop è stato molto interessante. Le domande dei presenti (tutti artisti più qualche amico che è venuto ad ascoltarmi e che ringrazio molto) sono state a sua volta penetranti: “non c’è il rischio che tutta questa mappatura, questo avere tutto definito, rischia di togliere le ali agli artisti?” “lo sai che gli artisti amano perdersi?”.
Nasce la discussione. Molto bella. Un grande critico d’arte dopo 1 ora di religioso silenzio e senza “emettere segnale” come direbbero gli esperti di PNL: “con questi opendata (che ho capito giusto nell’essenza ma non nei tecnicismi) nasce una nuova forma di controllo dei cittadini e di dialogo da e verso l’amministrazione e con la mappatura (intendeva mappe) come patrimonio di tutti vuol dire riappropriarsi del bene che è il mondo che ci circonda.” e ancora “io voglio perdermi ma per scelta e non perchè sono altri che decidono cosa io mi debba perdere”..
Penso che abbia colto molte cose che condivido. Leggendo alcuni post di questi giorni, mi sono rimaste in mente due metafore: se l’orologio fosse stato monopolizzato da un solo fornitore, questi sarebbe oggi proprietario del “tempo”. analogamente le mappe (che non sono solo descrizioni di un territorio cartacee o digitali) non possono essere di un solo fornitore (che deciderebbe cosa possiamo o non possiamo vedere e quindi conoscere). Ergo serve wikipedia per il sapere collettivo e openstreetmap per la conoscenza del mondo attorno a noi e che noi tutti possiamo cambiare. (altra metafora..cambiando una mappa o un testo di wikipedia come per un sogno potremmo cambiare anche la vita reale).

Eccovi le slides, buona lettura:

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