Il mio punto di vista su #digitalchampions

Trascrivo un mio post su FB in modo da metterlo a fattor comune anche di chi non è mio amic su FB o non ci accede:

Continuo a rileggere il post di Stefano Epifani e mi rendo conto che condivido alcune cose, mentre in altre non mi ci trovo.
Qui infatti non si parla di essere solo in accordo, ma anche di capire se il ruolo che la nomina del DC ti affida, è nelle tue corde o meno.
Non sono un giornalista, nè un professore Universitario, ma in questo caso sono uno degli attori oggetto di “studio” dall’esterno. Per cui penso di avere voce in capitolo per dire la mia opinione.

Per fare “1) dovranno essere una sorta di help desk per gli amministratori pubblici sui temi del digitale 2) dovranno muoversi come difensori del cittadino in caso di assenza di banda larga, wifi ed altri diritti negati 3) dovranno promuovere, anche con il ricorso al crowdfunding, progetti di alfabetizzazione digitale, dai bambini ai nonni”. non c’è bisogno di essere tutti dei mega competenti verticali.
Non saremo quelli che faranno leggi, faremo azioni..e se non avremo la competenza specifica (vedi opendata esempio) chiederemo tra noi chi le ha.
Se un Comune X non ci accoglie, si chiederà una mano fino al vertice al DC Italia. Siamo sensori, sentinelle, facilitatori e a volte motori del cambiamento digitale.

Siamo tra la gente, insieme alla gente, a cercare di parlare la stessa lingua per un cambiamento di approccio massivo.
Si sottovalutano tre aspetti:
1) moltissimi di noi eravamo già DC da molto tempo, sul campo.
2) siamo tutti adesso nella stessa squadra mettendoci la faccia
3) ci tareremo strada facendo. Non abbiamo la verità in tasca. Anche perchè la “verità” non la tiene nessuno. E molte delle risposte calate dall’alto di questi anni dimostrano che non le hanno avute neanche i politici e i professoroni. Hanno fallito.

Per un sempice motivo:
Il mondo del digitale e dell’innovazione sociale che passa dal digitale e quindi a cascata la digitalizzazione della PA, alfabetizzazine digitale delle Scuole e della società, hanno velocità di cambiamento altissime.
E noi ci siamo dentro. Siamo solidali con il sistema di riferimento.

Non possiamo fare teorie top-down ma al contrario…ci vuole osservazione empirica della necessità contingente per poi riportare a un principio generale il fenomeno. Direi quasi un’osservazione clinica permanente. E data la verietà del nostro territorio italiano, servono persone fortemente radicate che possano guidare il cambiamento del proprio territorio all’interno di una cornice nazionale (Agid). E tarando, ri-tarando, ri-provando vari metodi.
Impossibile avere un metodo troppo verticale. sfruttiamo invece la creatività e l’intelligenza collettiva per cambiare dal basso la società.
Questa mia “interpretazione” del gruppo dei DC mi permette di avere un atteggiamento sereno, attento, propositivo. Continuerò a fare quello che ormai faccio da tempo insieme ad altri “colleghi” in Italia. Questa volta però magari la cosa bella fatta a Trieste potrò applicarla a Lecce o Matera o altrove ect
E viceversa. Magari però cosi facendo avremo un cambiamento su scala più allargata. Non so. Ma intanto che ne parliamo ho la consapevolezza che qualcuno sta facendo un CoderDojo in una Parrocchia o sta dialogando con un dirigente per mettere su un processo opendata oppure parlare con un Sindaco per mettere un wi-fi nel centro storico.

Ho preso consapevolezza che in Italia ci sono tante persone che fanno qualcosa per cambiare. Sbagliando e rialzandosi.
oggi so che se cado, qualcuno verrà in aiuto a darmi una mano nel rialzarmi

E per questo devo ringraziare Alberto Cottica e Riccardo Luna. ‪#‎sapevatelo‬
Buon openfuture.

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