#opendata per Masha e Orso

Un tempo Ernesto Belisario fece uno speech bellissimo intitolato “OpenData raccontato a Peppa Pig”.

Oggi direi a Masha e Orso, cartone animato che mia figlia mi sta facendo amare/odiare..

Tutto nasce da un post Facebook scritto in aereoporto in 15 minuti di attesa e da un signore che vedendo suo mio Mac l’adesivo OpenData mi ha chiesto: mi scusi ma puo’ spiegarmi in maniera semplice e senza terminologie tecniche che sono gli questi benedetti OpenData? La prego me lo spieghi come se fossi un bimbo di 3 anni (e da qui il titolo).

Non l’ho seguito alla lettera ma il senso è quello. La spiegazione diciamo che è per diciottenni in su 🙂

  
Foto tratta dal blog.okfn.org


Mi vengono in mente solo una sfilza di domande : 

Sono in aeroporto e voglio raggiungere la mia città. Quando passa il prossimo Bus o Treno?
Devo andare a trovare mio nipote dalla parte opposta della mia città, a che ora passa il prossimo Tram? non posso aspettare al freddo alla fermata..vorrei saperlo prima su quell’aggeggio infernale che mio nipote sa usare tanto bene ed io invece mi ci specchio quando è spento ..

Sono un geometra e vorrei aumentare il mio volume d’affari legato alla ristrutturazioni con cambio di classe energetica, dove trovo il censimento degli edifici della mia città in base allo stato di conservazione e data di costruzione?

Sono un disabile paraplegico in carrozzella. oggi vorrei andare al Museo con amici. Dove trovo elenco dei musei accessibili senza difficoltà?

Sono una startup nel mondo del turismo. Dove trovo le ultime statistiche relative al pernottamento, visite, nazionalità della mia città?

Sono un cittadino che vuole controllare come vengono spesi i soldi del mio Comune. Vorrei capire le spese correnti, vorrei vedere i permessi a costruire, vorrei capire se i rimborsi di viaggio della mia giunta sono paragonabili a quelli di una città come la mia. Vorrei capire a che % è la raccolta differenziata perchè mi stanno stressando con tutti questi bidoncini colorati e voglio vedere se ne vale la pena..

Sono un consigliere comunale e voglio controllare la spesa pubblica e l’attività della giunta rispetto ad altri comuni limitrofi

Stasera che faccio? quali sono gli eventi in programmazione da parte del Comune ma anche da parte delle varie associazioni musicali, sportive, teatrali..dove li trovo?

Ma il mio territorio ha più o meno disoccupati di quell’altro? dove trovo le statistiche?

Vorrei aprire un B&B..ma il locale che ho è vicino a quanti altri B&B? e quanti ce ne sono nella mia città?

Sono uno sciatore ma non so se parto oggi e arrivo sulla Sellata se gli impianti sono aperti..dove trovo l’informazione?

Sono vicino ad un luogo dove c’è un cementificio (o una centrale a carbone o una distilleria di petrolio)..Che aria respirano i miei figli? dove trovo i valori odierni, quelli medi e quelli che non si devono superare?

Questi sono esempi banali se volete ma che in Italia non hanno risposta nella maggior parte dei Comuni.
Ci sono alcune regioni che hanno un ecosistema virtuoso e che dimostrano che si può fare.

Ci sono aziende che lavorano benissimo con questi dati perchè..sono APERTI cioè non solo sono disponibili online (che già è una grandissima cosa) ma li posso prendere liberamente per farci quello che voglio..anche business..e sono fatti in maniera tale che l’App per il mio smartphone o le infografiche che mio figlio ha imparato a fare a scuola (grazie ai tanti professori che stanno cambiando gli schemi classici di trasferimento della conoscenza), riescono a prenderli automaticamente e quindi hanno sempre l’informazione aggiornata tempestivamente…al massimo trovo scritto sotto in piccolo “fonte comune tal dei tali”.

Ebbene questi esempi, per un cittadino inglese o americano sono l’ABC con cui valutare l’efficienza ed efficacia di un Sistema Pubblico…. valutare anche l’ecosistema economico e imprenditoriale che di questi dati si alimenta. Da qui nascono startup, aziende e idee per rendere la vita più comoda e piacevole.
Nonostante gli sforzi dei singoli assessori, comuni et non siamo ancora in un sistema di informazioni collegate, diffuse capillarmente e omogeneamente. 
Ecco questo è anche digital divide culturale e sociale. Per questo dobbiamo prendere consapevolezza che se vogliamo anche avere un grado maggiore di fiducia verso “lo stato” in tutte le sue forme, dobbiamo pretendere che i dati siano pubblici, aggiornati, gratuiti, in formato corretto e con la licenza di farmi fare quello che voglio. Serve a tutti. Serve al Paese. Serve affinché la tecnologia sia veramente progresso per tutti.

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