Mondrian e il digital divide culturale

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Su 25 miei alunni, 5 non hanno Internet, ma smartphone e tablet sicuramente anche se li usano per WhatsApp e Facebook“. (più o meno testualmente).

Questa frase di una cara maestra della scuola primaria, mi sta rimbalzando tra i due neuroni che ho nel cervello, sta stamattina.
Ho pensato ad alcune cose che vorrei condividere con voi tutti.

Internet cos’è? E’ l’adsl di casa? Certo che no. Il fatto che alcune famiglie non abbiano la connessione a casa denota che non hanno interesse, o possibilità economiche oppure sono tecnicamente isolati (Digital Divide Tecnologico).
E’ un fatto. Ma è anche vero che c’è quel “campanello” di avere smartphone e tablet anche se li usano “solo” per whatsapp e Facebook.
Il problema si sposta su un altro piano: dell’uso che se ne fa della Rete. Facebook o WhatsApp sono una parte della Rete. Non tutta ovviamente. La Scuola deve cercare di far nascere la domanda per questo macro mondo. Non andare oggi in Internet, pur avendone la possibliltà tecnologica, denota una diseducazione e uno scarso interesse. E’ analogo di non leggere libri. Non mi dite che neanche la collana tutto a mille lire, non sia accessibile…
Cosa può fare la scuola? Iniziare a chiedere delle ricerche su Wikipedia per esempio.. “Domani parliamo di Mondrian”. Portatemi i quadri più belli di questo pittore. A casa, come compiti, fatevi aiutare da mamma e papà (uso strumentale del digitale per colmare il gap anche dei genitori ) e domani mi fate vedere le foto che avete salvato… Questo è destabilizzante all’inizio. Il “giocattolo” serve anche per cose “serie” ?? ma dai…
Mi direte ma come alle Elementari?? Risponderei con i lavori di Imma Di Taranto, con le stampanti 3D e il digitale…

Ma mi accontento di dire: stimolate curiosità, uso degli strumenti digitali come funzionali allo sviluppo del pensiero critico.
Non è difficile. Ma bisogna iniziare.
E non ve ne venite con gli alibi: tu non sai chi abbiamo di fronte… tu non sai cosa voglia dire…tu non sai i genitori che persone siano..
La scuola educa. Insegna . Accende fuochi. Ma prima deve accendersi lei.
“non permettere a nessuno di dirti: non ce la puoi fare”
Questo vale anche per le insegnanti! Provateci, mettetevi in discussione, cambiate il vostro paradigma.. anche solo pensare che “gli altri” non ce la possono fare. E’ da lì che parte il blocco della diffusione del contagio positivo: credere che tanto non ce la farete e non ce la faranno.
Non è vero. Ed è un altro fatto. Proviamoci tutti.

Nessuno si senta (o lo facciate sentire) escluso.

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